29 giugno | Una nuova sede per il Fanale Caprin

Ultimo giorno per vedere al Castello di San Giusto il Fanale da galera della Collezione Caprin: il prezioso manufatto sarà trasferito al nuovo Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata, che si sta allestendo al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste. In questa nuova collocazione il Fanale Caprin avrà una parte da protagonista, illuminando la sezione dedicata alla presenza veneziana in Istria all’interno di un percorso espositivo concepito per attraversare la storia istriano-fiumano-dalmata dall’antichità al Novecento e connettersi alla visita delle masserizie degli esuli già nel Magazzino 18.

Il Fanale da galera (inv. CMSA 3621), in legno intagliato e dorato, è stato realizzato attorno al 1570 da manifattura veneziana o veneta provinciale.
È entrato a far parte delle raccolte museali civiche triestine nel 1933 tramite acquisto dagli eredi di Giuseppe Caprin (Trieste 1843-1904), unitamente al resto della collezione dell’illustre giornalista, storico ed editore, personalità fra le più rilevanti nella cultura triestina del secondo Ottocento.
A seguito dell’importante acquisizione, i beni Caprin – incluso il Fanale – sono stati collocati nel Castello di San Giusto, che veniva allora convertito in sede museale.
La celebre Sala Veneta di Casa Caprin fu così riallestita al primo piano del Castello. Denominata Sala Caprin, è tuttora uno degli spazi più ammirati del percorso museale, oltre che sede di matrimoni civili.

Definito nelle fonti otto-novecentesche come il “fanale di galera ottomana” riportato a Capodistria da Domenico del Tacco quale spoglia vittoriosa della battaglia di Lepanto, il manufatto denuncia la sua origine rinascimentale veneziana, avvicinandosi stilisticamente alle cornici cosiddette sansoviniane.
Si suppone che il fanale si trovasse inastato sul cassero di poppa della galera “Il Leone” o “Lion con una mazza”, armata dalla città di Capodistria, che prese parte alla famosa battaglia del 7 ottobre 1571, al comando del sopracomito giustinopolitano Giovanni Domenico del Tacco.
Il fanale ebbe poi un riutilizzo domestico e celebrativo nel fontego (portico) del palazzo di famiglia. Nel 1888-1889 venne acquistato da Giuseppe Caprin e fu inserito nell’arredamento della sontuosa Sala Veneta del suo palazzo. Nella nuova collocazione esso appariva appeso, sacrificando il supporto inferiore.
Pervenuto nelle collezioni museali nel 1933, fu collocato nel Castello di San Giusto, sopra lo scalone che dà accesso alla Sala dedicata a Caprin, dove rimase fino agli anni Ottanta del ’900.

Tra 2016 e 2017 il manufatto è stato sottoposto a un delicato intervento di restauro che ne ha consentito la restituzione alla pubblica fruizione, ripristinando anche l’originaria sistemazione su supporto inferiore.
Dopo il restauro, il fanale è stato esposto alla grande mostra Nel mare dell’Intimità: l’archeologia subacquea racconta l’Adriatico (Trieste, Ex Pescheria-Salone degli Incanti 17 dicembre 2017 – 1 maggio 2018).

Nell’estate del 2018 il fanale è stato ricollocato al Castello di San Giusto per essere ricongiunto al resto della Collezione Caprin, assieme agli arredi e opere d’arte che si trovavano un tempo nella Sala Veneta di Casa Caprin. È stato posizionato nell’Antisala Caprin, che si apre alla sommità dello scalone elicoidale, dove il fanale era collocato dagli anni Trenta agli anni Ottanta del ‘900.

Ora, la collocazione nel Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata al Magazzino 26 metterà in nuova luce questo significativo bene culturale civico.

Il Fanale nell’Antisala Caprin del Castello di San Giusto.

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